that's entertainment

22 settembre 2017
Per cui datemi un'arena
Jack il Toro si scatena
Perché oltre al pugilato
Sono attore raffinato.

bourée

27 aprile 2017
Solitamente la pioggia lo calmava e gli dava quello sprint e quella forza in più per riuscire a superare le avversità. Solitamente.
Perché quando attraversi la città bianca sotto la pioggia, succede sempre qualcosa; può succedere che il bianco della città si sciolga sotto le gocce e diventi grigio, tetro, scuro; o ancora, può capitare che invece il bianco splenda, e la città allora ti acceca e sei costretto a guardarla e ammirarla. 
Oppure niente di tutto ciò accade, soprattutto a notte inoltrata. A notte inoltrata non vedi nulla. I bastioni che fortificano la città ti passano accanto e quasi non li vedi, e lo stesso le chiese, le grandi e lucenti chiese, quelle che attirano l'occhio di chi su una nave, sfidando la sveglia e il vento, la mattina all'ingresso in porto si affaccia sul ponte e respira il mare. Non vedi nulla.
Camminava e pensava, e le gocce che si posano sul parabrezza per non erano altro che la vita che arriva, passa, rimane lì, finché con un colpo di spazzola non cancella tutto.
Reset.
Tabula rasa.
E di nuovo a riempire, a contare ogni singola goccia e pensava che quelli potessero essere fallimenti e insuccessi da cancellare e distruggere, eliminare e dimenticare, buttare alle spalle con i tergicristalli. Ma così non è.
E solo il flauto di Ian Anderson lo riporta alla realtà, alla guida, e gli ricorda che le ultime due torri della città bianca sono lì accanto. E allora che fai, non continui?

(x-y)^2

7 luglio 2016
Scusate, stavo cercando di risolvere con la connessione.
Non è vero, ovviamente. Ma si sa, va così. 

Quindi... A bomba...


Poniamo, ad esempio, il caso che io e te nella giornata x-7 abbiamo un impegno per il giorno x alle ore yy:yy. 
Poniamo ora il caso che arriviamo al giorno x. 
E ancora, poniamo il caso, signore e signori, che proprio in questo momento, in questo fatato giorno in cui io e te abbiamo finalmente la possibilità di portare a compimento il nostro impegno, ti arrivi una telefonata, una mail, un sms, un piccione viaggiatore, alle ore yy:yy-15 da una ben non definita persona che ti informa del fatto che tu, alle ore yy:yy avrai, improvvisamente, un impegno con suddetta non definita persona.
La conclusione di questo ipotetico caso ci porta quindi al punto in cui tu chiami me alle yy:yy-5 per dirmi che mi darai merda, mi farai il paco, non ci sarai. 

A questo punto, signore e signori della corte, tale personaggio come può essere definito? Perché io non riesco a trovare altro che aggettivi o termini che mi faranno irrimediabilmente finire in tribunale.

tratto da una storia vera

14 marzo 2016
Wikipedia dice che:
il digital divide è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale.
Pesa, invece, dice che il digital divide è:



dimmi allora il perché

10 marzo 2016
Vengo sbattuto contro le mura del tempo non da una catastrofe psicocosmica, come avvenne al leggendario capitano, ma solamente dagli eventi. O forse dai non eventi, che a onor del vero, dal mio punto di vista, sono forse i peggiori.
Intendo con “non eventi” quei momenti di apatia cosmica, di fermo e piatto totale, che mi legano alle radice del pianeta e mi impediscono di muovermi, un po’ come fossi imprigionato in grandi ghiacciai. E mi deprimo.


Stille Dämmerung 
Der garten ist gefroren 

Die Rosen erlitten 

Sage mir warum


7€ per il cinema mi sembrano un po' troppi

9 marzo 2016
Odio i così detti sboroni, gradassi, fanfaroni, o come li chiamerebbe Mauro "bantaxerisi".
Codesti figuri si riempiono la bocca di parole di cui non conoscono il significato, sputano sentenze e frasi che fanno invidia al veleno e alla bile, costruiscono inconsapevolmente castelli fatti di idiozia il cui unico pregio è la velocità con la quale possono essere sgretolati.
Ma io un po' me ne sbatto. Li lascio sguazzare nella loro ignoranza e nella loro pancia piena di nulla, nell'attesa che qualcuno faccia quello che avrei potuto fare io e mettere davanti a loro la triste e cruda realtà.
In fondo ho sempre preferito le comode poltrone del cinema allo stare sullo schermo.

boss per capo, ton per tonnellata, rifle per fucile

12 ottobre 2015
Ho sonno, è vero.
Ma come spesso capita in questi casi sto sdraiato a letto, con gli auricolari nelle orecchie e la musica che va in riproduzione random.
Ed ecco che parte Guccini con Amerigo.
E io, per un tacito accordo con l'universo e il mondo intero, non posso dormire finché non finisce. Perché, sapete, va bene la stanchezza, l'alcol della domenica sera, e la sfattanza di un weekend impegnativo, ma quando il capolavoro chiama l'unica cosa da fare è stare sdraiati e subirlo. O al massimo scrivere un post sul proprio blog.
Fate un po' voi, che io sono tra gli eroi di Casablanca e Forte Apache.

accorsite cronica

8 luglio 2015
Non so se sia un mio difetto - chiamiamolo così - ma capita spesso che quando scrivo, che si tratti di un post sul blog, di un articolo, di una didascalia Instagram, mi viene in mente una voce. 
Avete presente quando leggete qualcosa del tipo "Salve sono Troy McClure?" e lo leggete esattamente con quel tono di voce che conosciamo tutti quanti? Ecco io sento quella vocina dentro di me mentre scrivo. No, non proprio la voce di Troy, bensì quella di... Beh, un po' mi vergogno... Dicevo, sento la voce di... Devo proprio?... Sì... Insomma, la voce di Stefano Accorsi. 
Ed è la voce di un giovane Accorsi, quando ancora giovanotto saliva le colline vestito da Alex e urlava incazzato contro il mondo e contro tutti; quella voce che scandiva incredibili e lunghi monologhi noiosi e pesanti sull'esistenza umana; insomma, quella voce veloce, fastidiosa, un po' biascicata e tirata del creatore di una delle peggiori produzioni Sky degli ultimi anni.
E quindi, per rispondere alla domanda (?) che ho posto in apertura, direi proprio che ho una malattia.

p.s. Provate a leggere questo post con la stessa voce e intonazione di Accorsi, ditemi un po' se funziona.

solamente una piccola considerazione (XVI)

2 luglio 2015
Può capitare, delle volte, che qualcuno ti stia beatamente sulle palle (per dirla alla moda di Oxford). Esiste, ed esisterà sempre, quella persona che non puoi vedere, il cui solo tono di voce provoca in voi orticaria, fastidio, pizzichi di milioni di zanzare.
Qualsiasi atteggiamento di quella persona ti darà sui nervi: può aver fatto la battuta più bella e spiritosa del millennio, voi non riderete mai; può aver cucinato la miglior carbonara che sia mai stata cucinata nel creato, ma per voi ci sarà sempre un pizzico di sale in più che la rende quasi immangiabile; può aver scritto in maniera divina un post su un qualsiasi blog di provincia, ma non riuscirete, neanche sforzandovi, ad apprezzarlo.
Ma state tranquilli, credete a me, arriverà il giorno in cui quella persona farà qualcosa che riuscirà a far vibrare dentro di voi il giusto campanello, la scintilla necessaria per riuscire ad apprezzarla e ricredere le vostre convinzioni, anche se vanno avanti da quasi ventotto anni.
Con questo non voglio dire che mi sta sulle palle qualcuno (per dirla alla moda di Oxford), ma solo che finalmente sto iniziando a ricredermi su Bruce Springsteen. Tutto qui.

prendere coscienza della realtà

23 giugno 2015
Poi è arrivato sabato scorso.
Non un sabato normale, non un fine settimana come gli altri. 
C'era un concerto, merce rara di questo periodo a Cagliari; soprattutto se parliamo di un concerto un po' underground, un po' di nicchia, di questi gruppi mezzo sfigati mezzo storici che ascoltavi quando avevi 15 anni, e i calli nelle mani erano proporzionali alle diottrie perse.
Non presenziavo ad una serata così da quanto? due anni, facciamo tre. Probabilmente l'ultima volta che partecipai, sul palco c'ero proprio io, a cantare, urlare, sudare, suonare, sbraitare. Questa volta avevo in mente di stare giù, ad urlare, sudare, pogare, saltare.
Ero carico a mille, finalmente.
E poi lì niente, son rimasto un po' passivo, lontano, quasi dissociato, oserei dire vecchio.
Sì, ecco, l'ho detto: vecchio.

Sono vecchio. 

Drink!